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RIAB INFO, nella giornata di ieri si è colta l’occasione per presentare il contestato Piano per la Riabilitazione.
Lo si è fatto in un convegno, organizzato dal ministero della Salute, dal titolo: «La centralità della persona in riabilitazione: nuovi modelli organizzativi e gestionali»
L’occasione, però, è stata tutt’altro che felice visto che i cittadini, che avrebbero dovuto essere al centro dell’attenzione, come, per altro, recita il “life motiv” dell’incontro, e le professioni di area riabilitativa hanno nuovamente sconfessato, in maniera aperta, il prodotto finale.
Anche il Ministero sembra prendere atto che i conti non tornino se è vero, come è vero, che ha convocato, nella stessa giornata di ieri, i dissidenti.
E’ stato così che una delegazione, formata da Aifi, Fli, Fish e Cittadinanzattiva, ha avuto un incontro con il Sottosegretario Martini per parlarne.
Di oggi il comunicato stampa congiunto che si pubblica.
Comunicato Stampa 4 maggio 2011
Piano per la riabilitazione: il Ministero incontra le associazioni
La Conferenza Stato-Regioni ha approvato il 6 febbraio 2011 l’Accordo sul documento concernente il “Piano d’indirizzo per la riabilitazione” (pubblicato nel Supplemento Ordinario n. 60 del 2 marzo 2011). Su quel documento, in questi mesi, non sono mancate decise critiche e perplesse osservazioni.
Ed è stato proprio il “Piano” al centro dell’incontro di primo confronto che il Sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, ha concesso ad AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti), Cittadinanzattiva, FLI (Federazione Logopedisti Italiani) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap), dopo la circostanziata richiesta che queste Organizzazioni hanno fatto pervenire al Ministero.
Le perplessità anticipate al Ministero sono già note: il “Piano” appare già superato prima ancora di una assai improbabile applicazione. “Sembra che la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sia completamente ignorata nell’estensione del Piano – affermano le voci critiche – e dei principi dell’articolo 26 su abilitazione e riabilitazione non si trova traccia”. Multidisciplinarietà assente o limitata, scarsa attenzione ai servizi territoriali, rischio di ospedalizzazione, insufficiente valorizzazione della formazione iniziale e permanente dei professionisti dei servizi di abilitazione e riabilitazione: sono solo alcune delle perplessità espresse anche nel corso dell’incontro con il Sottosegretario Martini.
L’esito, secondo le Organizzazioni, è cautamente positivo ma non del tutto soddisfacente. Lo stesso Sottosegretario Martini ha convenuto che i termini dei problemi posti sono condivisibili, ripercorrendo tutte le storture del nostro sistema in ambito riabilitativo.
Fra le ipotesi di lavoro più interessanti si segnala l’elaborazione un “libro nero” sul malfunzionamento del sistema riabilitativo in Italia. Una sorta di elenco di “cattive prassi” da evitare.
Ancora più impegnativa e dai risvolti più operativi è la costruzione di un nuovo documento sui percorsi assistenziali in riabilitazione. Serve una riflessione che chiarisca, fra l’altro, l’appropriatezza della figura medica di riferimento (fisiatra per le disabilità motorie, neuropsichiatra per le disabilità intellettive e relazionali ecc.), l’esigenza di un vero lavoro di équipe che parta dalla figura del case manager, il riequilibrio tra prestazioni in regime di ricovero e prestazioni ambulatoriali e domiciliari e che centri altri aspetti rilevanti nei processi abilitativi.
AIFI, Cittadinanzattiva, FLI e FISH hanno infine accolto favorevolmente l’invito ad una più articolata interlocuzione con il Ministero in vista dell’istituzione dell’Osservatorio per l’attuazione del Piano sulla Riabilitazione.
Il testo di questo comunicato è stato concordato dalle Organizzazioni partecipanti all’incontro.
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RIAB INFO, come abbiamo già ampiamente riferito, nella nostra uscita del 30 aprile, reperibile su http://fisio-news.blogspot.com/2011_04_01_archive.html, stanno emergendo, con sempre più forza, le critiche di chi si rende conto di essere stato, sostanzialmente, preso in giro dal famoso “tavolo tecnico” ministeriale, che ha finito per muoversi, praticamente, in una unica direzione, mortificando il resto.
Quello che si pubblica, a seguire, non è che la punta di un iceberg, ma il bello deve ancora venire e, vi garantiamo, che c’e’ ancora molto fuoco che cova sotto la cenere.
Insomma sta prendendo corpo quanto “Riabilitazione Oggi” aveva descritto, ad Ottobre dello scorso anno, in occasione della presentazione delle nuove linee guida in riabilitazione. Per questo lo si ripropone.
“Non ricordo bene come sia, ma mi pare proprio che Pinocchio e il suo degno compare Lucignolo, uscissero dal paese dei balocchi con la coda e le orecchie d'asino. Paese dei balocchi è l'unica immagine che mi si è parata davanti agli occhi prendendo visione dell'ultima proposta ministeriale sulle linee guida (LLGG) per la riabilitazione, presentate, lo scorso 6 ottobre, dal Ministro Ferruccio Fazio e dal Sottosegretario Francesca Martini. Ovviamente un luogo incantato, ad uso e consumo fisiatrico, dal quale, come i due personaggi del Collodi, potrebbero uscirne suonati come pelli di tamburo se solo si svegliassero gli altri specialisti, che si occupano di riabilitazione, o le sonnacchiose, quanto prone, professioni sanitarie dell'area della riabilitazione, praticamente, anche loro, dimenticate da questa bozza a favore del solo fisiatra”. (Mg)
Il “Piano”, infatti, sta creando intorno a sé una vasta area di malcontento che è sempre più difficile tenere nascosta. Lo testimoniano anche i due documenti che seguono.
Il primo è riferito ad una lettera aperta del Presidente della FISH - Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap - in netto disaccordo con i contenuti del “Piano per la Riabilitazione” e critico nei confronti della Simfer.
Il secondo, invece, riporta la voce di un garbato, quanto fermo, dissenso espresso, su questa materia, della Associazione Religiosa degli Istituti Socio Sanitari (ARIS) che raggruppa realtà di prim’ ordine nel panorama riabilitativo italiano.
Le critiche della FISH a quel Piano sulla Riabilitazione
Alle parole del presidente della SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione), che aveva risposto alle critiche espresse dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) al Piano di Indirizzo per la Riabilitazione, recentemente approvato dalla Conferenza Stato-Regioni, risponde con una lettera aperta il presidente della Federazione stessa, Pietro Barbieri, sottolineando da una parte lo scarso coinvolgimento delle associazioni di persone con disabilità e dei loro familiari all'elaborazione di quel documento, dall'altra l'assenza pressoché generalizzata, nel nostro Paese, di reali politiche socio-assistenziali e socio-sanitarie, ciò che il Piano si limita a "fotografare", rendendo sostanzialmente «intoccabili certe rendite di posizione»
Ci eravamo recentemente soffermati - dopo l'approvazione, il 9 febbraio scorso, del Piano di Indirizzo per la Riabilitazione da parte della Conferenza Stato-Regioni, documento che dovrà sostituire le precedenti Linee Guida del 1998 - sulle varie critiche provenienti dapprima dalla FAIP (Federazione Associazioni Italiane Para-Tetraplegici) e successivamente dall'AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti), dalla FLI (Federazione Logopedisti Italiani), da Cittadinanzattiva e dalle numerose Associazioni di persone con disabilità rappresentate dalla FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap) (se ne legga nel nostro sito cliccando qui).
Di fronte a tali prese di posizione, Davide Fletzer, presidente della SIMFER (Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione), ha voluto sottolineare invece che il risultato ottenuto con il nuovo Piano va ritenuto come «soddisfacente» e dichiarare che in fase di definizione del documento, si è cercato di avere la «condivisione massima possibile», coinvolgendo «tutte le associazioni rappresentanti delle Persone con disabilità». Rivolgendosi poi a Cittadinanzattiva e alla FISH, il presidente della SIMFER ha affermato che vuole essere «una tutela dell'utente non avere uno "spezzatino di riabilitazione" e definire l'esperienza del medico che lo prenderà in carico (definizione di medico specialista in riabilitazione)», oltre al fatto che «un Piano Ministeriale, dopo la riforma del titolo V [il riferimento è alla Legge 3/01 di modifiche al Titolo V della Costituzione, N.d.R.], non poteva che essere di indirizzo perché è a livello regionale che si deve scendere sui particolari.
Però nell'indirizzo pur generale sono comparsi concetti importanti che adesso le Regioni concordemente potranno mettere in pratica».
«Capisco - ha concluso Fletzer - che l'obiettivo per alcuni era ed è di avere un singolo operatore della riabilitazione anche a livello dirigenziale e avere semmai, come riferimento medico, 13 specialisti che non si interessano a tempo pieno della riabilitazione», ma «la norma mondiale ad oggi, non è così e noi continuiamo a credere in un lavoro di team, come 12 anni fa (Linee Guida del 1998), e non pensiamo che la riabilitazione della Persona si avvantaggerebbe dall'operatore unico. Consapevoli di questo, dobbiamo essere convinti anche che l'Italia ha tantissimi Fisioterapisti e Logopedisti che, oltre ad essere validi professionalmente, pensano che si può lavorare meglio solo se collaboriamo tutti insieme e che il Medico che si interessa a tempo pieno della riabilitazione, ovvero il Fisiatra o chi ha fatto nella sua vita tale scelta chiara, può capire meglio di altri le difficoltà dell'operatore sanitario che si interessa di questo settore».
La lettera aperta con cui risponde il presidente della FISH Pietro Barbieri - testo che qui di seguito riprendiamo - consente anche di approfondire ulteriormente la posizione della Federazione sul documento approvato.
La protesta pubblica della FISH giunge dopo numerosi tentativi di dialogo, effettuati nonostante l'esclusione della rappresentanza associativa dal Gruppo di lavoro e quindi con senso di responsabilità. A tal proposito, prima di passare al merito, sono necessarie alcune precisazioni:
1. Il coinvolgimento delle associazioni delle persone con disabilità e dei lori familiari è stato piuttosto debole: nessun rappresentante ufficiale è stato chiamato a far parte del Gruppo di Lavoro. Lo stesso Mario Melazzini è stato inserito come "esperto" e non come rappresentante dell'AISLA (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) o tanto meno della FISH.
In fase di costruzione del Gruppo, poi, si era adombrata la possibilità che tale iniziativa fosse ascritta al Tavolo Salute e Disabilità, nelle cui finalità istitutive vi è anche il tema della riabilitazione. Del Tavolo, presieduto anch'esso dall'onorevole Martini [Francesca Martini, sottosegretario alla salute, N.d.R.], fanno parte ben quattro rappresentanti associativi, due di nomina FAND [la Federazione Nazionale tra le Associazioni delle Persone con Disabilità, N.d.R.] e due di nomina FISH, i quali quindi avrebbero dovuto partecipare al Gruppo. Così non è stato, ciò che è accaduto, tra l'altro, anche per la commissione che sta rivedendo le tabelle dell'invalidità civile.
2. Vi sono state due audizioni, una assai estesa e una a documento sostanzialmente chiuso. Nel primo caso l'operazione è stata di sicuro successo, ma non dal nostro punto di vista: gli interventi e i documenti depositati, infatti, erano così numerosi da essere tutti scartati per l'impossibilità di tenere conto di tale quantità. D'altro canto, questo tipo di forma consultiva è una nota "tattica insabbiatrice" del principio partecipativo della quale siamo vittime assai spesso. La sappiamo riconoscere, quindi. Nel secondo caso invece, l'audizione è stata concessa in virtù delle nostre vibrate proteste per i documenti in itinere che ricevevamo per vie traverse, a dimostrazione dell'assenza di ogni considerazione nei confronti della nostra capacità di rappresentare bisogni e diritti delle persone con disabilità. E poi l'incontro è terminato con un nulla di fatto: non una delle nostre considerazioni o richieste ha trovato collocazione nel Piano.
3. Vi sono stati anche contatti informali con membri del Gruppo, originati da un invito della FISH a chi presiedeva il Gruppo stesso e da esso accolto. Anche in questo caso abbiamo dovuto registrare un fallimento. Le nostre organizzazioni, infatti, hanno presentato istanze relative ad aree specifiche della disabilità che non hanno ricevuto alcuna risposta: basta vedere come trovano collocazione nel Piano l'età evolutiva, la disabilità intellettiva e relazionale, l'autismo, le disabilità sensoriali, la lesione midollare e la polio, in confronto a quanto chiesto.
Ma veniamo al merito. È pretestuoso e superficiale affermare che la FISH non capisca che lo "spezzatino della riabilitazione" è un danno per gli utenti. Ma, a nostro giudizio, il Piano risponde a questa esigenza in modo sbagliato, come vedremo successivamente.
Altrettanto pretestuoso e superficiale è sostenere poi che la FISH "si allei" con coloro che propugnano il professionista unico il quale, per fortuna, non esiste più da diversi anni. Tale considerazione, oltre a essere ingenerosa verso la battaglia della nostra Federazione per l'istituzione e la diffusione del terapista occupazionale, presupporrebbe per lo meno la richiesta di esclusione dall'elenco dei professionisti in riabilitazione di figure come il terapista occupazionale, appunto, e il laureato in scienze motorie. Ma anche del logopedista i cui rappresentanti invece condividono le valutazioni critiche complessive e di merito al Piano. E in ogni caso possiamo rassicurare tutti: la FISH pretende che vi siano tutti i necessari professionisti nell'équipe, ben oltre quelli citati nel Piano stesso. E non "si alleerebbe" con nessuno se non vi fossero i presupposti del dialogo sull'allargamento del team. Denunciamo da tempo le storture di un sistema il quale, per le più svariate ragioni, offre alle persone con disabilità insegnanti di sostegno al posto di insegnanti curricolari, educatori o assistenti alla persona, per fare un esempio estraneo alle attività di riabilitazione.
Così come derubricare il tema della dirigenza di un professionista in riabilitazione ad un'amenità è semplicemente anacronistico: una laurea non è un "diplometto regionale", non lo è in Europa e non lo è nel mondo occidentale e liberaldemocratico. Prima o poi si dovrà fare i conti con questa realtà, o no?
Rimaniamo poi sempre stupiti a fronte dell'affermazione circa il "medico unico" della disabilità (qui sì che si può legittimamente utilizzare l'aggettivo unico, date le stesse argomentazioni usate dal Presidente della SIMFER), come qualche autorevole collega del dottor Fletzer si è affrettato a sostenere da diverso tempo. Potrei in tal senso richiamare la grandissima parte delle esperienze europee per confutare questa asserzione, ma voglio essere estremamente concreto: il fisiatra sarebbe il medico di una persona con sindrome di Down, con autismo, con sordità ecc. ecc. ecc.? Quando si parla di disabilità, specie in chiave di Convenzione ONU e di ICF [la Classificazione dell'OMS sul Funzionamento, la Disabilità e la Salute, N.d.R.], il campo è largo, troppo largo persino per il più "preparato e geniale fisiatra" sulla faccia della terra.
"Marzullianamente", prendo già per buona l'idea che l’affermazione del "medico unico" fosse riferita al mero campo della riabilitazione e non alla disabilità e quindi non posso che reiterare il nostro imbarazzo, in questo caso con una punta di fastidio: le attività di riabilitazione non dovrebbero quindi riguardare una persona con sindrome di down, con autismo, con sordità ecc. ecc. ecc.? Non è un diritto che riguarda anche queste persone?
Aggiungo un ulteriore elemento: anche in quelle aree della riabilitazione e/o della disabilità in cui il fisiatra potrebbe legittimamente esigere una prevalenza, l'idea in sé di circoscrivere il proprio "territorio" è l'antitesi dell'interdisciplinarietà. In altre parole ciò significherebbe che quando la persona con disabilità avesse necessità di fisioterapia, dovrebbe andare in un centro di riabilitazione, quando di una diagnosi e di una cura farmacologica da uno specialista, quando di una certificazione, dal medico di base e dalla medicina legale territoriale, quando di un intervento, in un ospedale e così via: eccolo il vero "spezzatino" dei servizi per le persone con disabilità! Quello "spezzatino" che il presidente della SIMFER identifica nel campo delle attività di riabilitazione è in realtà inappropriatezza, come lo stesso Piano afferma con estrema chiarezza nelle sue premesse. Un fenomeno che - stando ai grandi numeri - è causato dall'assenza pressoché generalizzata nel Paese di politiche socio-assistenziali e socio-sanitarie per le quali spendiamo meno della Polonia. E però, con altrettanta schiettezza, qualche impresa privata ne ha approfittato, estendendo sine die il numero dei posti letto in centri di riabilitazione i quali hanno tariffe ben diverse, ad esempio, di quelle delle RSA [le Residenze sanitarie Assistenziali, N.d.R.].
Insomma, l'offerta, molto più che la domanda, ha portato a concentrare tutto sul centro di riabilitazione: un po' di territorio e un po' di alte specialità sono state collocate dove non avrebbero dovuto. Ecco l'inappropriatezza. E cosa fa il Piano per migliorare questa situazione? Nulla, la fotografa, la staticizza e rende intoccabili certe rendite di posizione.
E così le persone con disabilità subiscono un'attività legislativa che non tiene conto della Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità, divenuta legge del Paese, né nei princìpi, né nel dettato normativo.
Pietro Barbieri
Presidente della FISH
(Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap)
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RIAB INFO, ora la lettera dell’ ARIS
Roma, 14 aprile 2011
Preg.mo Signor Ministro,
ci permettiamo di sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni relative al “Piano Nazionale di Indirizzo per la riabilitazione” approvato dalla Conferenza Stato- Regioni lo scorso 10 febbraio e pubblicato sulla G.U. n. 50 del 2/372011, cui va riconosciuto il merito di rappresentare, dopo le “Linee Guida” del 1998, il primo provvedimento che propone un inquadramento organico delle politiche sanitarie per un ambito clinico-scientifico che, ben più di altri, presenta una fisionomia interna assai diversificata.
Lo facciamo sulla base di una conoscenza di tale materia che deriva dalla considerevole esperienza sul campo che le oltre 120 strutture riabilitative che aderiscono alla nostra Associazione, quotidianamente maturano.
Si tratta di strutture grandi e piccole; molte da annoverare tra le più significative nel settore a livello nazionale; dirette sia alla fascia di popolazione dell’adulto che ai soggetti in età infantile ed adolescenziale; per lo più finalizzate prevalentemente al profilo clinico della medicina riabilitativa, altre fortemente impegnate anche nella ricerca che, particolarmente in campo genetico e neuro scientifico, concorre ad accrescere costantemente lo standard prestazionale di una disciplina destinata a rivestire un ruolo via via più consistente ed impegnativo nei moderni sistemi di tutela e promozione della salute.
Alcune delle nostre osservazioni sono dirette a suggerire, laddove possibile, l’apertura di spazi ulteriori di lavoro, di maggiore approfondimento, di puntualizzazione per ambiti specifici nel vasto campo della riabilitazione.
Pur condividendo, ovviamente, il dichiarato interesse per la “misura degli out come”, per i “criteri di appropriatezza di intervento”, nonché la “standardizzazione tassonomica”, ci chiediamo, per altro, in che misura il nuovo “Piano di Indirizzo “ si ponga come sviluppo o integrazione delle precedenti Linee-Guida oppure se intenda rifondare complessivamente la filosofia dell’intervento riabilitativo, assumendo, sulla base di evidenze nel frattempo maturate, nuovi criteri generali di orientamento.
Ci sembrerebbe necessaria una ponderata valutazione circa livello e modalità di recepimento, da parte delle varie Regioni, del documento del 98.
Tale ricognizione sarebbe di grande utilità sia per meglio affinare il rapporto tra “centro” e regioni in vista di una più omogenea adozione del nuovo “piano”, sia –soprattutto- per disporre di adeguati elementi conoscitivi in ordine all’effettiva considerazione politico- programmatica di cui la riabilitazione gode e, conseguentemente, circa struttura e consistenza operativa del settore nei diversi “sistemi sanitari” locali.
Il “Piano di Indirizzo” affronta, poi, l’intera materia in termini generali e ciò, se per un verso è evidentemente necessario al fine di ottenere una visione globale del “sistema riabilitazione”, per altro verso non consente di apprezzare adeguatamente tutti quegli elementi di articolazione- anzitutto di ordine clinico, di carattere scientifico ed a seguire di tipo metodologico- che sono indispensabili a configurare un quadro pertinente dell’oggetto in questione.
A nostro avviso, sarebbe opportuno, ad esempio, dare più marcata evidenza al crinale che oggettivamente distingue ciò che significa riabilitazione “in età evolutiva” (infanzia, adolescenza, giovane-adulto) rispetto alle altre stagioni della vita.
Analogamente andrebbe espressamente sottolineato il carattere peculiare della riabilitazione delle funzioni superiori e della sfera neuropsichica rispetto alle altre funzioni d’apparato.
Anche nel contesto di queste ultime-opportunamente posta la necessaria attenzione ad Unità Spinali, Unità per gravi patologie respiratorie, Unità per gravi patologie cardiologiche- una adeguata considerazione della diversità dei quadri nosografici che esistono in disabilità e, dunque, richiedono approcci riabilitativi non facilmente riconducibili a modelli unici di governante clinica, permetterebbe di disegnare un quadro esaustivo dell’intero settore e delle sue articolazioni interne.
Soprattutto in ordine a questi rilievi, ci augureremmo un ulteriore sforzo di elaborazione di indirizzi ed orientamenti che le Regioni possano assumere come effettivamente impegnativi.
Ci sembra, altresì, che- considerata la molteplicità dei versanti integrati che convivono nella riabilitazione- l’opportuna valorizzazione che il nuovo documento conferisce alla “diagnosi riabilitativa”, nonché al “Piano Riabilitativo Individuale” (Pri), difficilmente possa convivere con la “reductio ad unum”, in termini di responsabilità, alla figura del medico specialista in “medicina fisica e riabilitativa”.
Nella misura in cui la “riabilitazione”-come giustamente riconosce il “Piano di Indirizzi”, facendo sua, in tal modo, una declinazione etico-antropologica che ci sentiamo di condividere ed apprezzare- concerne la “persona” come tale e, dunque, il ventaglio ampio del suo vissuto e delle sue espressioni funzionali, la dimensione multidisciplinare e, quindi, il momento di integrazione specialistica e pluriprofessionale del percorso riabilitativo diventano una condizione “sine qua non” del suo buon esito.
Si rischierebbe,altrimenti, di settorializzare la riabilitazione- e, dunque, di penalizzarla, marginalizzandola nella cornice complessiva delle politiche sanitarie- in quanto la si circoscriverebbe in un impianto uniforme, separandola dalla vasta gamma delle competenze clinico-scientifiche che, invece, necessariamente, evoca.
La “disabilità” non è una classe nosografica univoca ed a sé stante, bensì una condizione che trasversalmente percorre l’intero spettro delle patologie possibili.
Non è, dunque, un “in sé”, un quid separato e distinto, ma piuttosto un “versante” di quasi ogni particolare e differenziata situazione clinica e va, dunque, affrontata “in situ”, cioè in quel determinato contesto disciplinare, sia pure con metodiche appropriate e diverse, a secondo del livello di acuzie o piuttosto di cronicità del soggetto, declinando, pertanto, interventi intensivi o estensivi o di semplice mantenimento che, pur sempre, devono mantenere dignità di intervento “sanitario”.
Qui sta, infatti, un altro punto dirimente: si smarrirebbe, altrimenti, quella peculiare caratterizzazione che fa della “riabilitazione” una disciplina concettualmente ricca ed avvincente, in quanto esige sia una completezza scientifica e clinica molto ben strutturata sia una capacità di relazione e coinvolgimento attivo del paziente che non tutti gli altri settori della medicina hanno nella stessa misura.
Infine, concordiamo-anche con riferimento alla cosiddetta “ AFA” di cui non è, per altro, del tutto chiara la effettiva pertinenza con la riabilitazione in senso proprio- e non certo da oggi, essendo questo uno dei temi più tradizionali della nostra battaglia per una riabilitazione degna di questo nome, circa il rilievo attribuito all’”integrazione socio-sanitaria”, ma ben sapendo come interventi che in altri contesti possono essere rubricati come di carattere sociale o, ad esempio, psicopedagogico, nella misura in cui sono strutturalmente essenziali al trattamento della disabilità- ed al suo buon esito in termini di recupero ed autonomia funzionale e, quindi, di “salute” del soggetto- non possono essere espunti dal contesto sanitario né in senso tecnico né organizzativo ed economico.
Augurandoci di poter recare un ulteriore utile contributo alla riflessione su questi temi, le siamo grati per l’attenzione accordataci.
Il Presidente
Fr. Mario Bonora
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ANVAR incontra il Senatore Cristano De Eccher e chiede Giustizia per i cittadini vittime dell’abusivismo in riabilitazione
Ottenere strumenti normativi adeguati a contrastare efficacemente il fenomeno dell’abusivismo in riabilitazione. Questo lo scopo dell’incontro di lunedi 2 maggio 2011 tra ANVAR (Associazione Nazionale Vittime dell’Abusivismo in Riabilitazione) e il Senatore Cristano De Eccher (PdL), che assieme al Senatore Giacomo Santini (PdL) ha voluto prendere in considerazione il nostro esposto. “Istituzione dell’Ordine Professionale (disegno di legge 1142) E aggravamento delle sanzioni previste in caso di esercizio abusivo ex.art.348 c.p..” queste le richieste di ANVAR al Senatore Cristano De Eccher.
“Proprio non riesco a capire perchè, se questo disegno di legge permetterebbe ai cittadini una maggior tutela e più giustizia, non sia ancora giunto a conclusione”, ha risposto il Senatore De Eccher. “Ce lo chiediamo anche noi !” – ha commentato animatamente Flora Virgillito – “Aspetteremo ancora ma ad un certo momento scenderemo a Roma, andremo in piazza a manifestare per la tutela delle vittime dell’abusivismo. Un fenomeno che oltre a provocare danni fisici sui malcapitati pazienti di questi praticoni, porta spesso con sè evasione fiscale e a volte di più e di peggio. Emblematico il recente caso di quell’abusivo scoperto a Vigasio (Vr) che da vent’anni era completamente sconosciuto al Fisco, e che in spregio non soltanto delle norme ma anche delle stesse vittime, teneva appeso in studio la storia di ANVAR (!), quando l’abusivo era proprio lui !” - (qui l’articolo) – “L’abusivismo spesso conduce a scoprire altri reati – In un altro, grazie ad ANVAR, fu scoperto un giro di certificati falsi, esteso a tutt’Italia (!)” – “Siamo stufi di promesse, è dal 1997 che chiediamo tutele al Governo, e ogni volta il problema non si risolve, fino a farci dubitare sulla reale volontà di cambiare le cose.”
“La prossima settimana vi farò avere degli aggiornamenti, ha concluso il Senatore De Eccher, dopo che avrò parlato della vicenda assieme alla Senatrice Rossana Boldi (Lnp), firmataria del ddl 1142 -Istituzione degli ordini e degli albi delle professioni infermieristiche, ostetrica, riabilitative, tecnico-sanitarie e della prevenzione”.
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