sabato 30 aprile 2011

PIANO SULLA RIABILITAZIONE, MALCONTENTO SEMPRE PIU’ EVIDENTE!

RIAB INFO
Aperiodico del’IPY
Newsletter del 30 aprile 2011
Anno IX° n°08
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ALLARGATE AD ALTRI LE NEWS DI RIAB INFO “ FATELE GIRARE”
la redazione.
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RIAB INFO, ne eravamo certi. Un conto sono i sogni di centralità di una categoria, un conto la realtà e le esigenze di un sistema sempre più complesso. Basti pensare che il Sole 24 ore Sanità (1-7 marzo 2011) su questo argomento se ne era uscito con titolo, a suo modo, canzonatorio: “UN FAVORE AL SUPERMAN DELLA SPECIALISTICA”.
Infatti, sul piano per la riabilitazione, che solo una parte, per altro ben nota, continua a decantare, stanno emergendo, con sempre più forza, le critiche di chi si rende conto di essere stato, sostanzialmente, preso in giro dal famoso “tavolo tecnico” ministeriale, che ha finito per muoversi, praticamente, in una unica direzione, mortificando il resto.
Il “Piano” sta, infatti, creando intorno a sé una vasta area di malcontento che è sempre più difficile tenere nascosta.
Emerge, in tutta la sua evidenza, il sostanziale fallimento del “tavolo tecnico” che si rivela sempre più autoreferenziale e che non ha saputo cogliere le esigenze del vasto e ricco mondo della riabilitazione che non si sente rappresentato.
Ci si aspetta, ora, un malcontento sempre più palese man mano che le problematiche verranno poste a livello regionale e siamo dell’avviso che anche il Ministro Fazio e la Sottosegretaria Martini incomincino a nutrire seri dubbi sui contenuti di questa operazione.
Quello che si pubblica non è che la punta di un iceberg, ma il bello deve ancora venire e, vi garantiamo, che c’e’ molto fuoco che cova sotto la cenere.
Insomma sta prendendo corpo quanto “Riabilitazione Oggi” aveva descritto, ad Ottobre dello scorso anno, in occasione della presentazione delle nuove linee guida in riabilitazione. Per questo lo si ripropone.

“Non ricordo bene come sia, ma mi pare proprio che Pinocchio e il suo degno compare Lucignolo, uscissero dal paese dei balocchi con la coda e le orecchie d'asino.

Paese dei balocchi è l'unica immagine che mi si è parata davanti agli occhi prendendo visione dell'ultima proposta ministeriale sulle linee guida (LLGG) per la riabilitazione, presentate, lo scorso 6 ottobre, dal Ministro Ferruccio Fazio e dal Sottosegretario Francesca Martini. Ovviamente un luogo incantato, ad uso e consumo fisiatrico, dal quale, come i due personaggi del Collodi, potrebbero uscirne suonati come pelli di tamburo se solo si svegliassero gli altri specialisti, che si occupano di riabilitazione, o le sonnacchiose, quanto prone, professioni sanitarie dell'area della riabilitazione, praticamente, anche loro, dimenticate da questa bozza a favore del solo fisiatra”. (Mg)


Per far capire di cosa stiamo parlando si pubblica la voce di un garbato, quanto fermo, dissenso espresso, su questa materia, della Associazione Religiosa degli Istituti Socio Sanitari (ARIS) che raggruppa realtà di prim’ ordine nel panorama riabilitativo italiano.


Roma, 14 aprile 2011
Preg.mo Signor Ministro,
ci permettiamo di sottoporre alla Sua attenzione alcune considerazioni relative al “Piano Nazionale di Indirizzo per la riabilitazione” approvato dalla Conferenza Stato- Regioni lo scorso 10 febbraio e pubblicato sulla G.U. n. 50 del 2/372011, cui va riconosciuto il merito di rappresentare, dopo le “Linee Guida” del 1998, il primo provvedimento che propone un inquadramento organico delle politiche sanitarie per un ambito clinico-scientifico che, ben più di altri, presenta una fisionomia interna assai diversificata.
Lo facciamo sulla base di una conoscenza di tale materia che deriva dalla considerevole esperienza sul campo che le oltre 120 strutture riabilitative che aderiscono alla nostra Associazione, quotidianamente maturano.

Si tratta di strutture grandi e piccole; molte da annoverare tra le più significative nel settore a livello nazionale; dirette sia alla fascia di popolazione dell’adulto che ai soggetti in età infantile ed adolescenziale; per lo più finalizzate prevalentemente al profilo clinico della medicina riabilitativa, altre fortemente impegnate anche nella ricerca che, particolarmente in campo genetico e neuro scientifico, concorre ad accrescere costantemente lo standard prestazionale di una disciplina destinata a rivestire un ruolo via via più consistente ed impegnativo nei moderni sistemi di tutela e promozione della salute.
Alcune delle nostre osservazioni sono dirette a suggerire, laddove possibile, l’apertura di spazi ulteriori di lavoro, di maggiore approfondimento, di puntualizzazione per ambiti specifici nel vasto campo della riabilitazione.
Pur condividendo, ovviamente, il dichiarato interesse per la “misura degli out come”, per i “criteri di appropriatezza di intervento”, nonché la “standardizzazione tassonomica”, ci chiediamo, per altro, in che misura il nuovo “Piano di Indirizzo “ si ponga come sviluppo o integrazione delle precedenti Linee-Guida oppure se intenda rifondare complessivamente la filosofia dell’intervento riabilitativo, assumendo, sulla base di evidenze nel frattempo maturate, nuovi criteri generali di orientamento.

Ci sembrerebbe necessaria una ponderata valutazione circa livello e modalità di recepimento, da parte delle varie Regioni, del documento del 98.
Tale ricognizione sarebbe di grande utilità sia per meglio affinare il rapporto tra “centro” e regioni in vista di una più omogenea adozione del nuovo “piano”, sia –soprattutto- per disporre di adeguati elementi conoscitivi in ordine all’effettiva considerazione politico- programmatica di cui la riabilitazione gode e, conseguentemente, circa struttura e consistenza operativa del settore nei diversi “sistemi sanitari” locali.
Il “Piano di Indirizzo” affronta, poi, l’intera materia in termini generali e ciò, se per un verso è evidentemente necessario al fine di ottenere una visione globale del “sistema riabilitazione”, per altro verso non consente di apprezzare adeguatamente tutti quegli elementi di articolazione- anzitutto di ordine clinico, di carattere scientifico ed a seguire di tipo metodologico- che sono indispensabili a configurare un quadro pertinente dell’oggetto in questione.

A nostro avviso, sarebbe opportuno, ad esempio, dare più marcata evidenza al crinale che oggettivamente distingue ciò che significa riabilitazione “in età evolutiva” (infanzia, adolescenza, giovane-adulto) rispetto alle altre stagioni della vita.
Analogamente andrebbe espressamente sottolineato il carattere peculiare della riabilitazione delle funzioni superiori e della sfera neuropsichica rispetto alle altre funzioni d’apparato.
Anche nel contesto di queste ultime-opportunamente posta la necessaria attenzione ad Unità Spinali, Unità per gravi patologie respiratorie, Unità per gravi patologie cardiologiche- una adeguata considerazione della diversità dei quadri nosografici che esistono in disabilità e, dunque, richiedono approcci riabilitativi non facilmente riconducibili a modelli unici di governante clinica, permetterebbe di disegnare un quadro esaustivo dell’intero settore e delle sue articolazioni interne.

Soprattutto in ordine a questi rilievi, ci augureremmo un ulteriore sforzo di elaborazione di indirizzi ed orientamenti che le Regioni possano assumere come effettivamente impegnativi.
Ci sembra, altresì, che- considerata la molteplicità dei versanti integrati che convivono nella riabilitazione- l’opportuna valorizzazione che il nuovo documento conferisce alla “diagnosi riabilitativa”, nonché al “Piano Riabilitativo Individuale” (Pri), difficilmente possa convivere con la “reductio ad unum”, in termini di responsabilità, alla figura del medico specialista in “medicina fisica e riabilitativa”.
Nella misura in cui la “riabilitazione”-come giustamente riconosce il “Piano di Indirizzi”, facendo sua, in tal modo, una declinazione etico-antropologica che ci sentiamo di condividere ed apprezzare- concerne la “persona” come tale e, dunque, il ventaglio ampio del suo vissuto e delle sue espressioni funzionali, la dimensione multidisciplinare e, quindi, il momento di integrazione specialistica e pluriprofessionale del percorso riabilitativo diventano una condizione “sine qua non” del suo buon esito.

Si rischierebbe, altrimenti, di settorializzare la riabilitazione e, dunque, di penalizzarla, marginalizzandola nella cornice complessiva delle politiche sanitarie- in quanto la si circoscriverebbe in un impianto uniforme, separandola dalla vasta gamma delle competenze clinico-scientifiche che, invece, necessariamente, evoca.
La “disabilità” non è una classe nosografica univoca ed a sé stante, bensì una condizione che trasversalmente percorre l’intero spettro delle patologie possibili.
Non è, dunque, un “in sé”, un quid separato e distinto, ma piuttosto un “versante” di quasi ogni particolare e differenziata situazione clinica e va, dunque, affrontata “in situ”, cioè in quel determinato contesto disciplinare, sia pure con metodiche appropriate e diverse, a secondo del livello di acuzie o piuttosto di cronicità del soggetto, declinando, pertanto, interventi intensivi o estensivi o di semplice mantenimento che, pur sempre, devono mantenere dignità di intervento “sanitario”.
Qui sta, infatti, un altro punto dirimente: si smarrirebbe, altrimenti, quella peculiare caratterizzazione che fa della “riabilitazione” una disciplina concettualmente ricca ed avvincente, in quanto esige sia una completezza scientifica e clinica molto ben strutturata sia una capacità di relazione e coinvolgimento attivo del paziente che non tutti gli altri settori della medicina hanno nella stessa misura.

Infine, concordiamo-anche con riferimento alla cosiddetta “ AFA” di cui non è, per altro, del tutto chiara la effettiva pertinenza con la riabilitazione in senso proprio- e non certo da oggi, essendo questo uno dei temi più tradizionali della nostra battaglia per una riabilitazione degna di questo nome, circa il rilievo attribuito all’”integrazione socio-sanitaria”, ma ben sapendo come interventi che in altri contesti possono essere rubricati come di carattere sociale o, ad esempio, psicopedagogico, nella misura in cui sono strutturalmente essenziali al trattamento della disabilità- ed al suo buon esito in termini di recupero ed autonomia funzionale e, quindi, di “salute” del soggetto- non possono essere espunti dal contesto sanitario né in senso tecnico né organizzativo ed economico.

Augurandoci di poter recare un ulteriore utile contributo alla riflessione su questi temi, le siamo grati per l’attenzione accordataci.

Il Presidente

Fr. Mario Bonora
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RIAB INFO, la notizia, dell'abrogazione dell’ articolo 1 septies ha avuto un notevole eco su tutta la stampa nazionale e locale, con un piccolo, quanto divertente, diversivo nella pagina della “Cronaca di Udine” del “ Messaggero Veneto” di venerdì 8 aprile.
In buona sostanza il quotidiano, prendendo lucciole per lanterne, così scrive attribuendo il virgolettato al collega Gugliucciello” Finalmente il Governo ha cancellato l'equipollenza dei fisioterapisti ai laureati in Scienze Motorie”, cioè l'esatto contrario di quanto è successo!
Mettiamola sul ridere, anche se in Friuli non l'hanno presa bene e hanno bombardato il giornale con mail di protesta tanto da obbligare il “ Messaggero Veneto” ad “articolo riparatore”.
A seguire i due pezzi.

I fisioterapisti: non siamo più tecnici sportivi
08 aprile 2011 — pagina 18 sezione: Nazionale
«Finalmente il Governo ha cancellato l'equipollenza dei fisioterapisti ai laureati in Scienze motorie». A esultare è il consigliere nazionale dell'Aifi (Associazione italiana fisioterapisti), Mauro Gugliuciello, secondo il quale «dopo cinque anni è stata fatta giustizia». I fisioterapisti, insomma, facendo leva sulla loro preparazione sanitaria non potevano proprio accettare di essere paragonati ai manager dello sport. E considerato che a sfornare entrambi i professionisti è l'ateneo friulano, quella di Gugliucciello è stata una battaglia tutta friulana. «E' stata un'operazione difficile e complessa andata in porto solo grazie al manifesto "no all'equipollenza" sottoscritto da diverse associazioni di tutela del cittadino in ambito sanitario e dalle organizzazioni sindacali» insiste il consigliere dell'Aif nel ribadire che i fisioterapisti hanno vissuto l'equipollenza ai laureati in Scienze motorie come un'ingiusta aggressione alla professione.

Fisioterapisti: lotta all'abusivismo e alle "lauree facili"
28 aprile 2011 — pagina 25 sezione: Nazionale
Lotta all'abusivismo, alle scorciatoie nei percorsi accademici, alle invasioni di campo. Laurea blindata per i fisioterapisti che, dopo oltre cinque anni di attesa, hanno finalmente sventato con l'abrogazione dell'articolo 1-septies del decreto legge 250/05 quello che da più parti è stato definito un "ignobile tentativo di scippo", ristabilendo la doverosa distinzione delle carriere fra laureati in Scienze motorie e in Fisioterapia. E ora i fisioterapisti guardano a nuovi traguardi, come la creazione di un Ordine capace di evitare in futuro ulteriori invasioni di campo e tutelare i cittadini. «Un obiettivo questo che ci ha visti aderire a uno sciopero recentemente» precisa Mauro Gugliucciello, componente del direttivo nazionale dell'Aifi con delega alla questione 1-septies e docente presso il Corso di laurea di fisioterapia dell'Università degli studi di Udine. «La nostra è una professione del tutto riconosciuta, ma non ancora ordinata - argomenta Gugliucciello -. Appartenere a un Ordine ci permetterebbe dunque di tutelarla meglio e, di conseguenza, di offrire maggiori garanzie ai pazienti, nonchè di costituirci parte civile nei procedimenti contro l'abusivismo». Sono circa 1.300 i fisioterapisti che operano in regione, poco meno della metà è concentrata nella provincia di Udine dove ogni anno al Corso di laurea in Fisioterapia accedono 25 nuovi studenti. Un accesso piuttosto selettivo poichè, di norma, vengono presentate dalle 300 alle 350 richieste da parte degli studenti, il che rende il corso di laurea secondo per difficoltà d'accesso solo a Odontoiatria.

Diventa quindi evidente l'importanza del traguardo ottenuto con la conversione in legge del ddl 572/B. La norma prevedeva infatti che «il diploma di laurea in scienze motorie fosse equipollente al diploma di laurea in fisioterapia nel caso il diplomato avesse conseguito attestato di frequenza a idoneo corso su paziente. «Fortunatamente - osserva Mauro Gugliucciello - questo articolo di legge non ha prodotto alcun effetto, perché il corso su paziente previsto per ottenere l'equipollenza non è mai stato attivato.

L'Aifi aveva, a suo tempo, presentato ricorso al Tar contro il decreto attuativo, inoltre le pressioni esercitate dall'Associazione e dalle numerose associazioni firmatarie del manifesto "No all'equipollenza" sono state incisive e determinanti. Ogni anno abbiamo in media 5 o 6 laureati in Scienze motorie che si iscrivono anche al Corso di laurea in Fisioterapia. I laureati in Scienze Motorie dovranno rispettare la programmazione nazionale dei posti per fisioterapisti, dovranno superare la prova di selezione come ogni altro cittadino per poter essere ammessi al nostro corso di laurea. Non godranno di alcuna corsia preferenziale». «In merito al riconoscimento dei crediti formativi, che comprendono anche i crediti di tirocinio, poi - aggiunge il professor Gugliucciello - il decreto ministeriale al riguardo non potrà che essere fatto nel rispetto delle disposizioni vigenti. Il riconoscimento dei crediti formativi, infatti è delegato alle Università e alla loro autonomie, costituzionalmente garantita».
(Alessandra Ceschia)
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RIAB INFO, per chi vuole distrarsi…
”Un goccio di vino nella minestra”, o nella storia, la propria!

http://www.vallecamonicacultura.it/notizia.php?newsid=48272

www.ellisisland.org
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RIAB INFO, ci risiamo!


LAUREE IN FISIOTERAPIA IN FORMATO BIGNAMI: AIFI ALZA IL TIRO

Il Presidente Bortone scrive nuovamente al Ministero della Salute, questa volta coinvolgendo anche il Ministero dell'Università, la Federazione Italiana per il Superamento dell'Handicap e Cittadinanzattiva.
Ad ottobre AIFI aveva già inoltrato richiesta di incontro per trovare soluzioni al problema delle università estere che, senza alcun esame di accesso, a pagamento consentono di acquisire la laurea in fisioterapia che poi, trattandosi di paesi dell'Unione Europea, va riconosciuto anche in Italia. Ora si scopre anche che organizzazioni commerciali fanno da tramite per conseguire la laurea all'estero con soli tre mesi di frequenza ed il resto "comodamente on-line da casa". Francamente il silenzio delle istituzioni è inaccettabile. Tanto più che questi percorsi formativi, pensati appositamente per aggirare le norme italiane che garantiscono la qualità dei professionisti della salute a tutela dei Cittadini, sono concepiti anche per altre professioni sanitarie.
Speriamo che anche questa volta non si cada nel ridicolo ed a parlare del problema debba pensarci "Striscia la notizia" o qualcosa di simile. Nel frattempo AIFI sta percorrendo tutte le strade, anche legali, per tutelare i Fisioterapisti e i Cittadini Utenti e Studenti.

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